«Lukács e a atualidade do marxismo», M. O. Pinassi e S. Lessa / «Lukács e os limites da reificaçao sobre História e consciência de classe», de Marcos Nobre

Lukács e a atualidade do marxismo, a cura di M. O. Pinassi e S. Lessa, São Paulo, Boitempo, 2002, pp. 189.

Lukács e os limites da reificação. Um estudio sobre História e consciência de classe, de Marcos Nobre, São Paulo, Editora 34,2001, pp. 133.

Negli ultimi due anni sono usciti in Brasile questi libri su Lukács che dimostrano uno straordinario interesse verso il filosofo ungherese. Dico "straordinario" perché Lukács è un pensatore ormai dimenticato dagli ambienti accademici filosofici mondiali e soltanto in America latina -anche in Argentina si registra un ritorno di interesse verso Lukács- e in Germania appaiono studi o si organizzano convegni sul filosofo ungherese. Nello scorso novembre si è tenuto un importante convegno a Buenos Aires, organizzato dal Cedinci e dalla Cattedra di Tedesco della UBA, dove oltre a un numeroso e ben preparato gruppo di giovani, hanno partecipato anche studiosi brasiliani, italiani e tedeschi. Eppure in questo momento storico, con una globalizzazione imperante il pensiero di Lukács potrebbe essere ancora foriero di suggestioni; soprattutto il Lukács dell’Ontologia dell’essere sociale e di Storia e coscienza di classe potrebbe ancora essere al centro del dibattito filosofico. Ma il pensiero unico dominante non permette un massiccio ritorno di interesse verso pensatori così fortemente caratterizzati dalla militanza marxista, come fu Lukács, e così l’oblio tiene lontani gli studiosi, soprattutto giovani, da una vera e propria miniera di concetti quali sono le opere sopra citate.

            Non c’è dubbio che l’attuale svolta politica in Brasile ha in qualche modo determinato un ritorno d’interesse verso Lukács. Il volume Lukács e a atualidade do marxismo contiene un’intervista a Carlos Nelson Coutinho e a Leandro Konder che sono stati i due maggiori studiosi latinoamericani di Lukács nella quale vengono ricostruite le tappe dell’interesse verso Lukács che si è sviluppato in Brasile. E’ vero che l’interesse verso Lukács in Brasile ha rappresentato un caso unico nel panorama filosofico latinoamericano, ma non c’è dubbio che la mappa delle relazioni tra studiosi brasiliani che è tracciata nell’intervista, descrive una situazione che rivela una maturità di studi che nessun altro paese latinoamericano può vantare, tanto che Coutinho e Konder in un punto della loro intervista (cfr. p. 163) tracciano un confronto con l’interesse verso Gramsci e riconoscono che i due grandi pensatori marxisti hanno contribuito in forma determinante alla nascita di un movimento operaio brasiliano diverso da quanto accaduto in altri paesi latinoamericani: "Gramsci è l’ispiratore delle idee politiche dei quali abbiamo necessità; ma Lukács, sul piano filosofico, è il nostro maestro". Questa differenza di origine si rispecchia, appunto, nell’attuale interesse verso Lukács e verso Gramsci, autore sempre presente negli scaffali delle librerie brasiliane.

            Lukács e a atualidade do marxismo contiene, oltre alla predetta intervista, due saggi di Nicolas Tertulian, dedicati uno all’Estetica e l’altro all’attualità di Lukács, un saggio di Guido Oldrini, dedicato all’Ontologia, un saggio di José Paulo Netto, dedicato anch’esso all’attuale posizione del pensiero lukacsiano nel panorama filosofico, un saggio di Sergio Lessa, sui rapporti tra diritto e politica nel pensiero lukacsiano. Non me ne abbiamo i già citati, ma il pezzo grosso del volume è rappresentato dal carteggio tra Lukács, da un lato, e Coutinho e Konder, dall’altro, unitamente a un’intervista che Lukács concesse a Konder nell’agosto del 1969. Il carteggio era già apparso in italiano una decina di anni fa. In questo carteggio alcune lettere di Lukács sono veramente eccezionali, come ad esempio quella del 28 febbraio 1968 (cfr. pp. 153-154), dove Lukács rivede, seppure superficialmente, alcune sue considerazioni su Kafka e Swift: "Purtroppo a causa di condizioni molto sfavorevoli [la deportazione in Romania, dopo la rivolta ungherese del 1956], ho concluso in modo molto affrettato il mio piccolo libro [Il realismo critico oggi], in modo che determinati punti di vista non furono espressi in modo sufficientemente chiaro Mi riferisco soprattutto al fatto che esiste in Kafka una tensione che ha un’unica analogia nell’era moderna, ossia con Swift". Alla luce di questa lettera si può avanzare l’ipotesi che Lukács, alla fine della sua vita, rivide il suo pesante giudizio di condanna nei confronti dello scrittore boemo, confermando, se ce ne fosse bisogno, che il suo pensiero era sempre oscillante tra estremi, che però denunciano un profondo interesse e anche un profondo rispetto verso gli oggetti della sua analisi filosofica e letteraria. Anche certi suoi giudizi su Nietzsche e Kierkegaard dovrebbero essere riconsiderati alla luce di questo oscillante modo di procedere. E poi si dovrebbe tenere conto anche di quanto di partecipativo sul piano personale è contenuto nei giudizi di Lukács. È noto che Lukács durante la prigionia in Romania, a seguito della sfortunata rivoluzione ungherese del 1956, più volte si pronunciò a favore di Kafka, proprio perché le vicende della vita lo posero in una situazione kafkiana.

            Il libro di Marcos Nobre, invece, è dedicata all’opera giovanile di Lukács, ma pur riconoscendo al filosofo ungherese un importante contributo alla definizione dei concetti di alienazione e reificazione, rimane un po’ troppo schierato su posizioni vicine a quelle della Scuola di Francoforte. Ad esempio Nobre sottolinea che Lukács non accettava una forma di estraniazione che non dipendesse dalla produzione delle merci (cfr. p. 54), rifiutando in tal modo l’insegnamento di Max Weber, che fu suo maestro nell’Heidelberg degli anni Dieci. Come è noto, la Scuola di Francoforte iniziò le sue analisi della società capitalistica propria a partire dalle ricerche di Weber e prese relativamente in conto l’estraniazione che proveniva dalla produzione delle merci. Con ciò non voglio condannare affatto il libro di Nobre, che anzi è un libro intelligente, intendo solo rilevare un fatto.

            Molto d’accordo mi trova Nobre a proposito della tensione tra Rosa Luxemburg e Lenin che caratterizza il Lukács di Storia e coscienza di classe (cfr. p. 104), oscillante tra una concezione del partito come avanguardia del proletariato e una concezione del partito più aperto alle masse. Giustamente Nobre fa risalire questa tensione alla lettura del giovane Marx da parte di Lukács e, quindi, alle tensioni interne al pensiero dello stesso Marx. Questa tensione rimase un po’ sempre presente nel pensiero di Lukács e negli anni della maturità il partito leninista come avanguardia del proletariato si andò sfumando verso una concezione del partito come fattore di democratizzazione della società, cioè verso una concezione che si avvicinava alle posizioni che a suo tempo prese Rosa Luxemburg.

           

Antonino Infranca